Di Federico Beltrano
Al giorno d’oggi, a causa dei diversi attori che disciplinano e influenzano con le loro politiche la migrazione in Italia, fare chiarezza su questo fenomeno è diventato sempre più complesso. Nonostante una prima fase di sviluppo del processo migratorio, la commissione europea insieme agli organi internazionali, locali e regionali sarà chiamata a risolvere una serie di problemi strutturali che caratterizzano il nostro paese. Le principali problematiche sono legate soprattutto alla mancata gestione e organizzazione da parte delle autorità italiane dei flussi migratori derivanti degli sbarchi che porta di conseguenza ad un sovraffollamento dei centri di assistenza per i migranti. Oltre ai problemi strutturali che le autorità politiche sono chiamate a risolvere, esse inoltre, saranno chiamate a revisionare le norme che disciplinano i requisiti d’ingresso e i diritti fondamentali del migrante in modo tale da facilitarne l’inclusione e partecipazione politica all’interno del mondo europeo evitando in questo modo che il migrante pratichi il lavoro in nero o fenomeni di criminalità organizzata nel nostro paese.
Le persone approdate sul territorio nazionale vengono condotte in apposite strutture chiamate hotspot per procedere alle operazioni di primo soccorso con il conseguente fotosegnalamento e raccolta delle impronte del migrante. Queste strutture sono localizzate in prossimità delle aree principali di sbarco o dei porti nei quali, solitamente, vengono convogliati i flussi migratori in arrivo via mare. Le principali strutture ad oggi attive sono a Lampedusa, Messina, Pozzallo e Taranto. All’interno degli hotspot i migranti possono richiedere allo Stato ospitante la protezione internazionale, confermata la richiesta del migrante se al contempo non è stato possibile ultimare la domanda di diritto d’asilo egli verrà trasferito nei Centri di Prima Accoglienza (CPA) ovvero strutture governative sparse sull’intero territorio nazionale e riservate, appunto, ai richiedenti asilo. All’esaurimento dei posti disponibili il migrante verrà trasferito nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS).
Gli immigrati irregolari valgono a dire tutti coloro che provengono da Paesi non UE prive di un titolo di soggiorno e che non hanno fatto richiesta di protezione internazionale vengono trasferiti nei centri C.P.R(Centri di Permanenza per il Rimpatrio), i centri più famosi sono presenti a Bari; Brindisi; CPR Milano Via Corelli; Gradisca d’Isonzo (GO); Macomer (NU); Palazzo San Gervasio (PZ); Roma; Torino; Trapani.
I centri ad eccezione di quelli presenti a Roma e Milano sono costruiti lontano dalle aree controllate dalle autorità italiane al fine di rendergli complicato l’accesso in modo da evitare controlli periodici da parte delle autorità. I centri C.P.R in Italia vengono utilizzati come impianti dove vengono trattenute le persone straniere prive di un titolo di soggiorno e che non hanno fatto richiesta di protezione internazionale, in attesa di essere rimpatriate.
Gli edifici al contrario di quello che possa sembrare si portano dietro una serie di problemi da risolvere come: la mancata trasparenza sulle politiche di rimpatrio; la concessione dei centri da parte dallo stato ad aziende private, le quali mettono a capo i propri medici del centro per stabilire la quantità delle persone detenute al fine di ottenere un maggiore compenso; la mancata collaborazione dei paesi d’origine al riconoscimento degli immigrati sbarcati sul territorio italiano.
La costruzione dei centri lontano dalle aree controllate dalle autorità come detto in precedenza causa la mancanza di controlli da parte delle autorità italiane e per tale ragione un’altra sfida che il governo è chiamato a risolvere riguarda la violazione sistematica dei diritti umani del migrante all’interno dei centri.
I responsabili dei centri sequestrando il telefono di proprietà dello straniero negano all’immigrato qualsiasi forma di interazione sociale con l’esterno; gli negano l’accesso ai servizi essenziali; rilasciano in maniera sommaria del certificato che attesti la salute del migrante; attuano nei suoi confronti pratiche volte alla deumanizzazione dell’individuo; non forniscono l’accesso ad attività ricreative adeguate, i cortili del centro non vengono utilizzati dal migrante come un momento di svago ma sono circondati da muri e barriere anti-scavalco, rendendo il centro più simile ad una prigione nella quale è impossibile scappare come se fosse un manicomio.
L’insieme delle criticità che caratterizzano i CPR e che rendono la vita dello straniero impossibile le possiamo riscontrare anche andando indietro nel tempo, nel pensiero elaborato dallo psichiatra martinicano Frantz Fanon che scrisse le sue principali opere nel periodo coloniale a partire dal 1952-1961 incentrandole sul concetto di razzismo evidenziando le barberie effettuate dal colono bianco nei confronti del colonizzato.
L’autore nei suoi scritti esaminando il comportamento attuato dal colono nei confronti del colonizzato si sofferma su diverse tematiche rilevanti come: l’esercizio del complesso d’inferiorità nei confronti dell’altro il quale doveva sottostare alle regole imposte dal proprio superiore per evitare conseguenze peggiori; il senso di deumanizzazione del colonizzato in quanto il colono si rivolgeva a lui utilizzando un linguaggio zoologico.
Per il migrante vivere nei centri CPR equivale a essere chiuso in un recinto in un mondo pregno di divieti dove lo straniero non deve oltrepassare i confini che gli vengono imposti, è come se ci fossero due mondi contrapposti la vita all’interno del campo e la vita fuori dal campo, riprendendo le parole di Frantz Fanon “Il mondo colonizzato è un mondo scisso in due. Lo spartiacque, il confine è indicato dalle caserme e dai commissari di polizia”. Grazie alle testimonianze ed il ricordo dei ragazzi del centro come Ayman, un ragazzo rimpatriato dopo aver assistito alle crudeltà del centro e la storia di Moussa Balde che prima di morire nel centro CPR di Torino è stato vittima di un processo di animalizzazione e di una perdita identitaria a seguito di un’aggressione avvenuta nei suoi confronti da parte di tre cittadini italiani; ci fanno capire che l’obiettivo che si pongono i responsabili dei centri CPR, riprendendo le parole di Frantz Fanon è rendere “impossibili i sogni di libertà del colonizzato”.
In conclusione, per contrastare la violazione sistematica dei diritti fondamentali del migrante a partire dal 2024 e nell’anno successivo viene promossa la campagna Bene Comune “l’arte di restare umani”, portata avanti dal Forum della Salute Mentale che ha come intento l’abolizione di tutti gli ostacoli presenti centri CPR che non permettevano l’esercizio dei diritti fondamentali dell’individuo che risiedeva nel centro. Marco Cavallo assieme alla associazione di promozione sociale nata nel 1990 chiamata il Tavolo Asilo e Immigrazione (ASGI), decise di monitorare i centri CPR attraverso un’analisi sul campo volta a denunciare le condizioni abitative, umanitarie e la sistematica negazione del diritto alla salute presenti nei centri.
Possiamo affermare che nonostante le epoche nelle quali scrisse Frantz Fanon e le problematiche vissute quotidianamente dai migranti nei centri CPR siano differenti, in realtà sono presenti molti punti comuni tra le due tematiche.
Volevo concludere l’argomento ponendo una riflessione al lettore:
riusciremo mai come auspicava lo psichiatra martinicano Frantz Fanon a costruire un mondo non più diviso da confini in cui è presente una netta separazione tra i due territori dove gli individui riescono a vivere pacificamente a contatto l’uno con l’altro in un’unica grande nazione?
Sitografia:
https://www.ilpost.it/2023/08/11/ministero-interno-centri-accoglienza-migranti/
https://www.emergency.it/wp-content/uploads/2026/01/CPR-dItalia_istituzioni-totali.pdf
https://www.news-forumsalutementale.it/public/DOCUMENTO-PROGRAMMATICO-FSM-2003-1.pdf




