Doppia marginalizzazione: donne e migrazione – in Italiano 🇮🇹

Scritto da Rebecca di Matteo

Quando si parla di migrazioni, l’attenzione pubblica e politica tende a concentrarsi sui numeri, sui confini e sulle misure di controllo. Meno spazio viene invece dato alle storie personali e, in particolare, alle esperienze femminili. 

Eppure, le donne rappresentano quasi la metà dei migranti internazionali e la loro condizione è caratterizzata da una doppia marginalizzazione: in quanto donne e in quanto migranti. Si tratta di una discriminazione stratificata che si manifesta in molteplici contesti, dal lavoro alla società, e che ha un impatto profondo sul percorso migratorio.

Negli ultimi decenni si è parlato sempre più spesso di femminilizzazione delle migrazioni. I dati mostrano che dal 2005 le donne costituiscono il 50,4% dei migranti in Nord America, il 53,4% in Europa e il 51,3% in Oceania (United Nations, 2005). In America Latina e Caraibi hanno raggiunto la parità numerica con gli uomini già dagli anni Novanta, mentre in Asia la percentuale varia, con picchi molto elevati in Paesi come Filippine e Indonesia (UNFPA, 2008). Il fenomeno è emerso con forza anche in Italia a partire dagli anni Settanta, quando reti religiose e comunitarie hanno favorito l’arrivo di donne provenienti da Filippine, Eritrea e Capo Verde, principalmente impiegate nel lavoro domestico e di cura. Questi settori, pur segnati da precarietà e bassi salari, hanno rappresentato non solo una via di sopravvivenza economica, ma anche una possibilità di emancipazione e indipendenza, dando vita a nuove forme di solidarietà e di supporto reciproco tra migranti (Caritas, s.d.).

La femminilizzazione della migrazione, tuttavia, non si traduce automaticamente in maggiori opportunità. Le donne migranti sono spesso esposte a rischi specifici e molteplici. La tratta di esseri umani rimane una realtà drammatica: tra il 2016 e il 2020 circa l’80% delle 11.000 donne nigeriane arrivate in Italia via mare è stata vittima di tratta a fini di sfruttamento sessuale (UNODC, 2024). 

Nel Golfo Persico, milioni di lavoratrici sono ancora sottoposte al sistema della kafala, che vincola il permesso di soggiorno al datore di lavoro e le costringe in condizioni di semi-servitù (Human Rights Watch, 2022). Le migrazioni climatiche, inoltre, colpiscono in misura sproporzionata le donne: in Bangladesh l’80% dei migranti ambientali è costituito da donne, costrette ad abbandonare le proprie case a causa di inondazioni e disastri naturali legati al cambiamento climatico (UNDP, 2022). A queste vulnerabilità si sommano le conseguenze di conflitti e persecuzioni di genere, che spingono migliaia di donne a fuggire in condizioni di estrema insicurezza.

La violenza di genere rappresenta un ulteriore elemento che attraversa l’intero percorso migratorio. Può verificarsi nei Paesi di origine, lungo le rotte di transito e anche nelle società di arrivo. Non si tratta di episodi isolati, ma di un fenomeno strutturale radicato negli squilibri di potere e nelle norme culturali. Come sottolinea Jane Freedman (2022), la violenza di genere va compresa come il risultato dell’interazione tra instabilità giuridica, marginalizzazione economica e sociale, processi di razzializzazione e discriminazione di genere, che insieme danno forma a percorsi complessi e multidimensionali di violenza.

Per leggere in profondità l’esperienza delle donne migranti è necessario adottare un approccio intersezionale, che tenga conto di come genere, classe, status giuridico ed etnia si intreccino nel produrre forme specifiche di disuguaglianza. Le donne migranti non sono soltanto vittime: i loro percorsi rivelano resilienza, solidarietà e capacità di empowerment. Dare visibilità a queste esperienze significa costruire politiche migratorie più giuste e inclusive, capaci di affrontare le disuguaglianze strutturali e di promuovere una reale giustizia sociale.

Fonti 

  • Caritas (s.d.). Rapporto sulle migrazioni e analisi di genere.
  • Centro Studi e Ricerche IDOS (2022). Rapporto sulla doppia marginalità delle donne migranti.
  • United Nations (2005). International Migration Report.
  • UNFPA (2008). Gender Perspectives on International Migration.
  • Parreñas, R. (2001). Servants of Globalization: Women, Migration and Domestic Work. Stanford University Press.

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