Kafala: la schiavitù moderna nei Paesi del Golfo

Immagina che il tuo datore di lavoro non decida solo le tue mansioni, ma anche se puoi uscire di casa, con chi puoi parlare e se hai diritto a lasciare il paese.
Benvenuto nel sistema della Kafala, motore economico e lato oscuro dei paesi del Golfo.Serve a gestire e sfruttare il lavoro dei migranti, provenienti in gran parte da Africa orientale, Filippine e subcontinente indiano, garantendo manodopera a bassissimo costo.
La sua classificazione come forma di schiavitù moderna deriva dall’enorme disparità di potere nel rapporto di lavoro, in cui il padrone garantisce al migrante l’ingresso, il visto e l’impiego. Si crea così un legame di dipendenza che la legge non solo avalla ma supporta, escludendo questi lavoratori anche dalle tutele legislative di base e condannandoli allo sfruttamento.
I migranti vengono sottoposti a orari lavorativi disumani e a condizioni abitative inadeguate, a subire violenze di vario genere e a vedersi negato l’accesso alle cure mediche.
Spesso parte dei loro salari viene trattenuta per ripagare i costi di reclutamento e talvolta sono vere e proprie vittime del traffico di esseri umani.
L’impossibilità di fuggire, così come quella di cambiare impiego o residenza senza il permesso del capo, lascia i migranti ostaggi legali del datore di lavoro.
Non solo perchè è consuetudine che venga loro confiscato il passaporto, ma anche perchè diventerebbero irregolari sul territorio e dunque soggetti ad arresto ed espulsione.
Ed è così che i ruoli si invertono: chi dovrebbe essere protetto diventa colpevole.E quando l’essere umano diventa solo un mezzo e non più il fine, dovremmo chiederci quale sia il costo del progresso economico.

 

Articolo scritto da Eliana Raimondi

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